film, Giordania, Cipro, Germania. 2025, 145' 
regia di Cherien Dabis





LA STORIA

Cisgiordania, 1988. Un adolescente palestinese si unisce con determinazione alle proteste locali contro i soldati israeliani. Improvvisamente la scena si blocca e, con fervore e angoscia dipinti sul volto, la madre si rivolge a noi - testimoni dei capitoli bui del secolo scorso e di questi giorni - per iniziare a raccontare la storia di tre generazioni di una famiglia sradicata, a partire dal 1948, quando le organizzazioni paramilitari sioniste espulsero più di 700.000 palestinesi dalle loro case.
Una cronaca epica della lotta di una famiglia per rimanere unita e preservare la propria dignità di fronte a forze più potenti, che abbraccia gli ultimi 80 anni della storia della Palestina. Una condivisione del significato di “identità palestinese” raccontato con saggezza ed emozione che tocca il cuore intensamente.


NOTE DI REGIA

La mia vita è piena di storie di dolore e conflitto che ho visto e vissuto in Palestina. Eppure le mie esperienze, come palestinese-americana che vive principalmente nella diaspora, impallidiscono a confronto di quelle di chi vive in Palestina e delle generazioni che mi hanno preceduto. Mio padre è un rifugiato palestinese che ha vissuto gran parte della sua vita in esilio. Sono cresciuta ascoltando le sue storie, quelle della mia famiglia e della comunità che ancora vive lì, storie del 1948, del 1967 e delle Intifada. Le loro esperienze mi sono state trasmesse in modo così profondo ed emotivo che a volte sembrano essere parte dei miei ricordi.

La post-memoria è definita come l'esperienza di vedere la propria realtà quotidiana offuscata dal ricordo di un passato molto più significativo, quello vissuto dai propri genitori. L'enfasi è sugli eventi che sono passati. Cosa succede quando il passato non è ancora passato? Come si guarisce da un trauma in corso o che non è stato riconosciuto? Che viene cancellato dalla coscienza del mondo? Ho riflettuto su queste domande per gran parte della mia vita adulta. Ora voglio dedicarmi all'esplorazione delle risposte. Ho voluto provare a guarire me stessa e la mia comunità attraverso la narrazione. Volevo aumentare l'empatia del mondo nei confronti delle persone che hanno sopportato così tanto. Così ho iniziato a pensare a come raccontare la nostra storia dalle origini e la storia del passaggio del trauma intergenerazionale dal 1948 a oggi. Tutto quello che resta di te non ha un approccio politico. È profondamente personale e intimo. È un'epopea che racconta la storia di una terra attraverso gli occhi di tre generazioni di una famiglia costantemente in lotta. Un ritratto di famiglia che esamina il rapporto tra nonno, padre e figlio e l'eredità del trauma tramandato a ciascuno di loro. È un dramma con momenti intensi e commoventi ma che lascia spazio anche alla gioia, all’amore e all’umorismo che lo rendono un viaggio indimenticabile nella storia palestinese. Ma è soprattutto un'opportunità per innescare un cambiamento avviando una conversazione sulla necessità di riconoscere la nostra sofferenza, perché è lì che inizia la guarigione. Può sembrare un obiettivo ambizioso, ma credo fermamente nel potere del cinema di riformulare, ispirare e guarire.



RECENSIONE

La storia del cinema ha visto portare sullo schermo, nel corso dei decenni, il susseguirsi delle generazioni all'interno di un nucleo familiare. In Italia Ettore Scola con La famiglia rappresenta uno dei punti più alti di questo tipo di narrazione. È solo conoscendo il passato che si può comprendere il presente, ed è ciò che Dabis fa scegliendo un punto di vista, quello palestinese, senza dimenticare quello di chi vi si oppone.

C'è uno scambio di battute (nell'ultima parte del film) che è estremamente significativo in proposito ma che in questa sede, per ovvi motivi di spoiler, non è possibile citare.

Vedendo questo film vengono alla mente le parole pronunciate nel febbraio di quest'anno ad una radio ultraortodossa dal vicepresidente della Knesset (il parlamento israeliano): «Chi è innocente a Gaza? I civili sono usciti e hanno massacrato la gente a sangue freddo. Sono feccia, subumani, nessuno al mondo li vuole. I bambini e le donne vanno separati e gli adulti eliminati.» Sono parole che dovrebbero far rabbrividire chiunque si ritenga umano e, purtroppo, non si tratta di una fake news.

Questo film ci porta dalla parte dei 'subumani' e ce ne mostra la vita nel susseguirsi degli anni, mostrando come chi viene sottoposto a soprusi non venga messo nella condizione di poter sviluppare sentimenti di fratellanza ma possa conservare comunque un senso profondo di umanità. 

Giancarlo Zappoli - Mymovies - 19.08.2025