documentario, Svizzera/Francia, 2024, 82'
regia di Laurent Geslin![]()
In collaborazione con CAI (Club Alpino Italiano) e WWF
Nel cuore del massiccio del Giura, un richiamo misterioso risuona alla fine dell’inverno. La silhouette elegante di una lince boreale si muove furtiva tra i faggi e gli abeti, alla ricerca della sua compagna. Seguendo la vita di questa coppia e dei loro piccoli, ci immergiamo in un mondo vicino ma ancora poco conosciuto… Una storia autentica, in cui camosci, aquile, volpi ed ermellini sono testimoni della vita segreta del più grande felino d’Europa, ancora minacciato. Un film che svela il ruolo fondamentale di questo schivo predatore nel mantenere l’equilibrio delle nostre foreste, l’importanza che ha avuto nel ripristinare un ambiente fragile, ma anche le sfide che affronta in un paesaggio ormai fortemente antropizzato.
RECENSIONE
Si parte con una ripresa aerea sul rilascio in natura di una lince eurasiatica. L’animale schizza sulla distesa innevata che lo separa dalla foresta come una freccia scoccata dall’arco, lanciato in una corsa sfrenata al profumo di libertà. L’incipit di Lynx (questo è il titolo originale) è magnetico e promette ottantadue minuti di natura autentica e selvaggia. Dietro la macchina da presa c’è il fotografo e regista francese Laurent Geslin, che per nove anni ha osservato e pedinato con pazienza e discrezione una famiglia di linci, seguendone, perdendone e ritrovandone le tracce lungo il vasto territorio del massiccio del Giura, in Svizzera. In questa zona montuosa, cinquant’anni fa, la specie veniva reintrodotta – dopo uno sterminio che nel XIX secolo ne aveva provocato la scomparsa dall’Europa Occidentale – al fine di limitare i danni causati alla foresta dall’eccessiva presenza di erbivori. Oggi la lince è una specie protetta a livello europeo e in Francia la sua popolazione è ancora considerata altamente vulnerabile.
Attiva principalmente di notte, la lince è in grado di rendersi quasi invisibile nelle ore diurne, salvo tradirsi, nella stagione degli amori, con un canto capace di elettrizzare chiunque sia sulle sue tracce. Determinato a riprendere esclusivamente individui selvatici nel loro habitat naturale, Geslin ha imparato a convivere con la frustrazione degli appostamenti improduttivi e dei tanti incontri mancati con uno degli animali più riservati d’Europa, talmente schivo da guadagnare il soprannome di “fantasma dei boschi”.
Il fotografo ha fatto tesoro delle lunghe e logoranti attese sul campo, trasformandole in magnifiche occasioni di contestualizzazione: in un anno di riprese che attraversano le quattro stagioni, Geslin ha registrato un’incredibile varietà di specie animali e ha dedicato la giusta attenzione al territorio, alla maestosità degli alberi e all’impatto emotivo degli agenti atmosferici. A questo magnifico concerto di elementi naturali fa da contraltare la minaccia rappresentata dall’essere umano, sotto forma di azioni irrispettose nei confronti della fauna selvatica e di pericolose sovrapposizioni tra gli areali delle specie animali e i paesaggi antropizzati.
Le linci selvagge racconta la natura in modo spettacolare, anche nella sua durezza, e ha lo scopo di rafforzare la consapevolezza che la biodiversità è una catena complessa e che la lince è un anello indispensabile al mantenimento dell’equilibrio ambientale. In quanto grande predatore, la lince va considerata la “chiave di volta” della foresta e sarebbe bene identificarla con un’opportunità di integrazione e sana coesistenza piuttosto che con un problema.
Redazione Fotocult
IL REGISTA
Laurent Geslin è un fotografo naturalista di fama internazionale. Dopo essersi dedicato al tema della fauna urbana nelle capitali europee ha scoperto una grande passione per il più grande felino d’Europa: la lince eurasiatica. Grazie ai suoi ultimi libri, in particolare Lynx, Regards croisés (2014) e The Lynx and Us (2018), ha ottenuto un successo internazionale. Ha pubblicato nelle più prestigiose riviste, come National Geographic, Paris Match, L’illustré, Le Figaro e BBC Wildlife Magazine e il suo lavoro è stato premiato in diversi concorsi internazionali come il Wildlife Photographer of the Year, e i Nature Image Awards.
Riguardo la storia del documentario, il regista ha precisato di aver realmente vissuto tutte le scene riprese – dalle più toccanti alle più drammatiche – sebbene in un ordine cronologico differente e di aver ripreso esclusivamente animali selvatici liberi.
«La maggior parte degli animali nei film – ha dichiarato Geslin – sono animali addestrati. Sono nati in cattività e non godranno mai della libertà degli animali selvatici. Il grande pubblico non ne è necessariamente consapevole e pensa che le immagini siano state girate in natura, mentre in realtà c’è un team di persone al lavoro dietro la telecamera. Le immagini del mio film non sono al rallentatore, non ci sono linci che saltano sopra la mia macchina da presa o che vengono ad annusarmi i pantaloni. Spero che il pubblico senta che queste immagini sono davvero autentiche e che ci sono voluti anni per raggiungere questo risultato».
«Non esistono documentari su questo felino, proprio come non c’erano che poche foto amatoriali prima del mio progetto. Ci sono molti film su leoni, ghepardi, giaguari e altri grandi felini, ma nemmeno uno sulla lince. E così ho deciso di filmare la lince nel suo habitat. Ma se fotografarla è stato veramente difficile, filmarla lo è ancora di più!»

