documentario, Italia, 2025, 67'
regia di Reinhold Messner

 




LA STORIA

Il documentario ripercorre l'epica scalata al K2, la seconda montagna più alta del mondo, compiuta da una spedizione italiana guidata da Ardito Desio. Il 31 luglio 1954, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli raggiunsero la vetta, ma l'impresa fu segnata da polemiche, soprattutto per il trattamento riservato a Walter Bonatti, allora 24enne e il più giovane del gruppo.​

Ripercorriamo velocemente i fatti, per dovere di cronaca. La notte precedente il raggiungimento della cima, Bonatti e il portatore Amir Mahdi trasportarono le bombole d'ossigeno fino al punto previsto per l'ultimo campo. Ma, raggiunto il punto, si trovarono davanti a una scena inaspettata: nessuna traccia della tenda di Compagnoni e Lacedelli. I due avevano infatti deciso di spostare il campo in una posizione più alta, senza avvisare Bonatti e Mahdi in salita che furono così costretti a trascorrere la notte all'addiaccio a temperature estreme. In seguito Mahdi subì gravi congelamenti che portarono all'amputazione di alcune dita. Al termine della spedizione, nella versione ufficiale pubblicata dal capo spedizione, non si fece riferimento a questo evento ma, cosa ancor più grave, non si riconobbe il ruolo fondamentale di Bonatti e Mahdi nel trasportare in quota l'ossigeno. Anzi, la versione ufficiale dell'epoca dipingeva negativamente Bonatti, una narrazione che solo nel 2004 fu ufficialmente corretta, riabilitando la sua figura.​ 



LA RECENSIONE

Che l’esito sia tragico o glorioso, la maggior parte delle imprese alpinistiche viene raccontata come un’epopea eroica. Così è stata tramandata anche la versione ufficiale della prima ascensione del K2, compiuta da una spedizione italiana nel 1954. Tuttavia, è poco noto che dietro il successo di questa impresa si cela una storia di diffamazione. Nel suo nuovo documentario, Reinhold Messner mostra quanto facilmente la solidarietà tra compagni di cordata possa trasformarsi in inganno e tradimento, seguendo le tracce del grande sconfitto della spedizione: Walter Bonatti. Dopo una serie di accuse e tentativi di screditarlo da parte dei suoi compagni, Bonatti è stato ufficialmente riabilitato solo nel 2008. Ma questa vicenda, le cui ferite sono ancora aperte, aveva bisogno che qualcuno mettesse, anche a livello audiovisivo un punto e quel qualcuno è stato Reinhold Messner con la sua ultima fatica dietro la macchina da presa dal titolo K2 – La grande controversia, presentata tra le anteprime della 73esima edizione del Trento Film Festival.

Attraverso un intreccio di materiale d’archivio e ricostruzioni, l’alpinista, scrittore e regista altoatesino racconta cosa è realmente accaduto e come, alla fine, Bonatti abbia ottenuto giustizia. Lo ha fatto con il potere dello storytelling, unito a una conoscenza approfondita dei fatti e di quei luoghi (25 anni dopo la celebre spedizione), al suo importante bagaglio professionale nel quale sono custodite imprese passate alla storia dell’alpinismo (è stato il primo a scalare l’Everest in solitaria e, insieme a Peter Habeler, è il primo a raggiungerne la vetta senza ossigeno supplementare) e i mezzi messi a disposizione dalla Settima Arte. Tra questi c’erano i preziosi filmati originali del CAI realizzati proprio durante la missione in questione, che Messner ha preso in consegna e integrato con sequenze di fiction girate e innestate ad hoc, per colmare l’assenza del repertorio mancante per via delle altitudini proibitive oltre i 7000 metri che i cine-operatori non avevano potuto raggiungere e che avrebbero potuto sfatare qualsiasi dubbio sulle fasi incriminate.

Con l’unione di esistente reale e artificio cinematografico che lo ricrea, come nel più classico dei modus operandi, l’autore riesce così a dare forma e sostanza a un documentario che da un lato rimette insieme filologicamente tutti i tasselli di questo complicatissimo e ingarbugliato mosaico, dall’altro aggiunge e chiarisce quelli che mancavano all’appello. Il tutto accompagnato e tenuto insieme dal regista stesso che per l’occasione, e per dare il suo personale punto di vista sulla faccenda, si fa unica e sola voce narrate che ci guida nei suoi meandri, sbrogliano una volta per tutte la matassa che per decenni, ossia da quel primo infamante dibattimento, aveva avvolto e stritolato la vicenda tristemente nota e diffamatoria. E come segno di questa volontà di dire la sua, come esperto e addetto ai lavori, con la massima chiarezza possibile e schivando potenziali e possibili mal interpretazioni delle sue parole, Messner ha deciso di rivolgersi alla sua lingua madre, il tedesco. Ed è con essa che ha rievocato e commentato la storia al centro di K2 – La grande controversia.


Francesco Del Grosso
- Cineclandestino - 01.05.2025